Inventario
Oggetto
Giovanni Pietro De Dronesiis - Capitelli
Data: 1513 ca.
documentazione
Indicazioni sul soggetto
Capitelli scolpiti con motivi naturali
I quattro capitelli furono donati al Museo dell'Istituto Professionale dal cav. Vincenzo Gariazzo in data imprecisata, probabilmente anteriore al 1917. Erano inseriti nell'allestimento museale del Chiostro di San Sebastiano, appoggiati su mensole a muro e accompagnati da una targa indicante "Duomo antico - Biella - Dono cav. Vincenzo Gariazzo", come documentano alcune lastre fotografiche di proprietà del Museo Civico. Nella nuova sede di via Pietro Micca (1932) vennero collocati nel giardino, "su basamenti di mattone a colonna appositamente costruiti", ma senza le targhe. Essi corrispondono ai capitelli riprodotti dal Roccavilla come provenienti dalla demolita chiesa di Santo Stefano. Il Lebole ne riconosce due (schede OA01005/2 e OA01005/3) come capitelli delle colonne che separavano la navata centrale dalle laterali nell'antica chiesa, e suggerisce che gli altri due , di dimensioni leggermente inferiori, possano essere appartenuti alle colonne della sacrestia della stessa chiesa. Una planimetria di questa,eseguita nel 1772 dall'architetto Pietro Francesco Beltrami e conservata nell'Archivio di Stato di Torino, mostra infatti la navata centrale segnata da due file di cinque colonne e due semicolonne addossate a pilastri, e la sacrestia retta da due coppie di colonne affiancate. Già il Maffei annotava che "due capitelli di buona scultura in pietra verde che sostenevano le navate, furono utilizzati per le colonne che formano la porta del giardino vescovile; un terzo, vedesi sulla colonna della Fede in Rosazza". A questi il Lebole nel 1963 aggiunge i capitelli in Museo e un altro in una casa di via Ricovero a Biella e nel 1984 un capitello nella piazza della chiesa parrocchiale di Zimone e due colonne con capitello in caseggiati di Biella (uno in via Belletti Bona n.12 e uno in un negozio di via Italia 66. Infine,nel 1994, ne riproduce altri quattro, due interi e due mezzi (capitelli a muro, uno dei quali con lo stemma della città di Biella), segnalatigli negli ultimi anni, rispettivamente nella villa Mazzucchetti a Campiglia Cervo e in un cortile privato a Chiavazza. Dei 18, tra interi e a muro esistenti in origine, ne sarebbero stati quindi individuati finora come ancora esistenti 15. Esecuzione e disegno li collocano tra la fine del XV e il primo quarto del XVI secolo. In un piccolo Libro di Conti del Capitolo di Santo Stefano, relativo agli anni 1513-1514, il Lebole ha trovato la conferma di numerosi lavori compiuti in Santo Stefano ed in particolare dell'esecuzione e della sistemazione delle colonne della navata. Nel giugno del 1514 lo scalpellino Giovanni Pietro de Dronesiis da Milano venne pagato in due rate, prima per 6, poi per 10 colonne e 4 semicolonne con relativi capitelli e basi. Il documento coincide con le indicazioni stilistiche e culturali, che collocano questi capitelli vicini ad esempi di cultura ed esecuzione lombarda, come i capitelli di San Sebastiano a Biella stessa, che risalgono anch'essi al secondo decennio del '500, o quelli di palazzo Malabaila o della cripta di San Secondo ad Asti, segnalati dalla Gabrielli come "di tardo quattrocento lombardo".