Inventario
Oggetto
Giuseppe Antonio Petrini - Profeta Geremia
Data: 1740 - 1760
analisi stilistica / bibliografia
Indicazioni sul soggetto
Contro il cielo percorso da nuvole, un uomo canuto con la barba mossa dal vento è presentato a mezza figura. Le mani giunte sono dipinte in corrispondenza dell'angolo inferiore destro, mentre la testa è girata dalla parte opposta. Egli indossa un abito semplice e povero, rappezzato e sfrangiato, e un mantello.
Nella scheda inventariale del Museo redatta nel 1980, il dipinto viene considerato come appartenente alla collezione Poma Masserano, ma non è riconoscibile nell' elenco delle opere della raccolta redatto dall'avvocato Ettore Pistono nel 1942. Eventuali timbri o iscrizioni sono stati occultati con il rintelo; quelli ancora visibili sono presenti sulla cornice, che però probabilmente apparteneva in origine ad altro quadro. Nell'Inventario per generi del 1980 non figura invece tra le opere della collezione Poma Masserano, mafra quelle di proprietà antica. Incerta anche la paternità del soggetto, che nessun elemento autorizza a identificare nel profeta Geremia, e dell'attribuzione precedente ad artista valsesiano. Quest'ultima ha comunque il merito di aver suggerito le prime coordinate cronologiche e di aver avvicinato l'area geografica di provenienza. La corretta attribuzione del quadro a Giuseppe Antonio Petrini si deve a Mauro Natale, che nel 1976 ne propone anche una collocazione agli anni della maturità dell'artista (1740-60), evocando un confronto con il San Luca del Kunsthaus di Zurigo. La datazione verrà precisata più tardi dallo stesso M. Natale in anni posteriori al 1750, quando Petrini inaugura "una nuova fase", caratterizzata da "esasperazioni cromatiche", e che verosimilmente coincide "con la frequentazione diretta della pittura veneziana, veduta in laguna e praticata a Bergamo(...), a Milano (...) e nella diocesi lariana". In effetti la tipica e severa fisionomia di questo personaggio maschile, delineata con pennellate e colori decisi, si inserisce con sicurezza nel catalogo del pittore ticinese. I confronti possono essere estesi al San Giuseppe della collezione Pedotti-Polar di Bergonzona, in cui esplicito è l'abbandono del chiaroscuro di derivazione seicentesca e l'accoglimento di tonalità chiare, di gusto rococò, o agli Evangelisti della Pinacoteca Zust di Rancate, databili con sicurezza al 1751. Tipico di questo secondo periodo di attività di Petrini è anche l'impianto largo e compatto delle pieghe del manto e dello sfondo, richiamato in un recente contributo da M. Natale, il quale ha evidenziato il "richiamo alla chiarezza del dettato" e la "progressiva semplificazione formale" che contraddistinguono anche la tela biellese. In assenza di dati certi sulla provenienza del dipinto, non può tuttavia essere esclusa una originaria pertinenza piemontese. Petrini fu infatti a lungo e più volte attivo in Piemonte, dove, a Torino, si formò nell'incisivo contatto con le opere di Andrea Pozzo, Solimena e Bartolomeo Guidobono, e dove lasciò nel 1743 l'Ascensione della Vergine della chiesa di san Maurizio di Pinerolo.